Gay & Bisex
prigionierp per sesso parte prima
14.07.2011 |
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"Ora in me cresceva la paura, cosa mai voleva fare? si avvicinò a me che ero sempre steso sul lettino, mi allargò le gambe fino alla mia massima estensione, lo vidi inginocchiarsi tra le mie..."
Avevo il cuore in gola quella sera e i crampi allo stomaco tipici dell’ansia, mentre mi recavo all’appuntamento. Ero riuscito, tramite un sito per incontri, ad avere un appuntamento con un master che avrebbe finalmente soddisfatto la curiosità di un 20 enne che si affaccia al mondo del bdsm.
Avevamo preso accordi prima per lettera poi per telefono su come si sarebbe svolto l’incontro e ora finalmente mi stavo recando sul posto.
Arrivai verso le 21, era una calda serata di Giugno e il cielo era ancora illuminato dalla debole luce preserale, parcheggiai la macchina nel viale antistante al palazzo mi avvicinai al portone che fece scattare la serratura elettrica, segno che il mio arrivo era stato osservato. salii le rampe di scale e più mi avvicinavo al pianerottolo indicatomi e più potevo sentire i battiti del mio cuore farsi sempre più forti. Gli accordi che avevo preso con lui prevedevano l’abbigliamento che avrei indossato e cosa avrei dovuto fare appena entrato in casa per il dopo sarebbe stato tutto nelle sue mani , questo era l’accordo, del resto prendere o lasciare. Pertanto avevo il cuore in gola e un po’ di paura anche se dai contatti telefonici che avevo avuto mi era parsa una persona degna di fiducia e poi, ormai ero li e, per orgoglio non sarei mai tornato indietro. Arrivai finalmente su pianerottolo, riconobbi la porta di casa perché, come pattuito, era socchiusa, anche se all’interno non si vedeva nulla per via delle luci spente e delle persiane abbassate. Entrai con prudenza e richiusi la porta dietro le mie spalle, Come previsto mi ritrovai in un ingresso con delle poltroncine, mi iniziai a spogliare, prima la maglietta poi le scarpe da ginnastica poi tolsi i calzini e infine gli inseparabili jeans. Restai solo con gli slip neri, Devo dire senza falsa modestia che non ero male del resto avevo solo 20 anni un fisico tonico due belle gambe muscolose, capelli neri, occhi castani, quasi zero peli sul torace pochi sulle gambe e ovviamente giusti sul pube che aveva, ed ha, delle dimensioni nella norma anche se leggermente ricurvo, ma soprattutto avevo un culo sodo e tondo quasi femminile che spesso attirava le attenzioni di ambedue i sessi. Comunque ripiegai i panni su una poltrona e mi avviai verso un’ altra stanza debolmente illuminata e dalla porta intravidi un materassino steso in terra e un tavolo in un angolo ai cui piedi vi erano delle corde.
Entrai pian piano e fino ad allora del mio master nemmeno l’ombra, ma questo era previsto dagli accordi; ma da questo momento in poi tutto rimaneva un incognita. Ero nella stanza dove mi sarei dovuto incontrare con il master e non avevo altre istruzioni pertanto mi guardavo intorno un po’ smarrito non sapevo cosa fare, solo allora notai sul pavimento delle altre corde in terra vicino al materassino e vicino ad esse un foglietto di carta su cui sembrava esserci scritto qualcosa; mi chinai per raccoglierlo e in quell’istante alle mie spalle si apri una porta di un armadio a muro che non avevo notato prima. non feci a tempo a rialzarmi che una figura saltò fuori da esso mi salto addosso alle spalle facendomi cadere dritto sul materassino. Tentai di ribellarmi di lottare ma sembrava una montagna che mi era franata addosso, mi ritrovai a pancia sotto mentre chi mi aveva aggredito era su di me, mi mise il suo ginocchio puntato dietro la mia schiena mentre con le sue possenti mani aveva afferrato le mie braccia portandole all’indietro; provavo a girarmi per vederlo in faccia ma era troppo potente e alla fine dovetti arrendermi. Tenendomi sempre a pancia sotto si sedette a cavalcioni sul mio culo, potevo sentire il peso del suo corpo sul mio e il suo cazzo duro che premeva lungo il mio solco coperto ancora dagli slip, mi porto le braccia dietro la schiena e mi legò i polsi con le corde che avevo notato prima. Adesso ero legato indifeso il mio corpo in balia di uno sconosciuto che avrebbe potuto fare di tutto ma stranamente la paura aveva lasciato il posto all’ eccitazione e il mio pene già faceva capolino dagli slip che siccome erano abbastanza stretti faticavano a contenerlo. Dopo avermi immobilizzato mi rigirò e finalmente potei vedere il mio aggressore. Era un uomo sulla quarantina, abbastanza robusto, poco più basso di me, non aveva barba ne baffi, i capelli erano corti tipo marines e neri, anche lui era vestito solo con um paio di slip di quelli che lasciano scoperto il culo. Non era particolarmente peloso ma il torace era di certo villoso, due gambe ben muscolose segno di una qualche attività sportiva svolta ma soprattutto si vedeva che negli slip era ben fornito, data la sporgenza della sua erezione. Lo guardai con aria interrogativa, ero in terra mentre lui si era alzato in piedi, posò un piede sul mio torace e disse con tono sicuro “bene bene eccoti qua. tu saresti il piccolo schiavetto che vorrebbe conoscere il mondo del piacere della sofferenza... iniziamo col mettere in chiaro una cosa, io ti ho catturato e ti ho legato con la forza quindi tu ora sei mio prigioniero e io posso abusare di te come mi pare fino a quando riterrò opportuno, è chiaro!“ urlò.
Io non diedi nessun segno pensando che la risposta fosse scontata, ma lui fece scivolare il suo piede dal mio torace fin sopra il mio cazzo che nel frattempo si era un po’ smosciato e premendo con forza mi schiacciava cazzo e palle insieme facendomi urlare per il dolore ripetè “chiaro!!“ e io “si“; allora lui premendo più forte sul mio pacco ripetè “devi rivolgerti a me dicendo signorsi“ ed io ansimando per il dolore alle parti basse “signorsi signore“. Allora tolse il piede dai miei genitali che imploravano pietà usci dalla stanza e ritorno con un coltello da cucina. Ora in me cresceva la paura, cosa mai voleva fare? si avvicinò a me che ero sempre steso sul lettino, mi allargò le gambe fino alla mia massima estensione, lo vidi inginocchiarsi tra le mie gambe, sentii le sue mani afferrare gli slip proprio sotto l’attaccatura delle palle e sentii tagliarli di netto con il coltello lasciandomeli addosso mantenuti solo dall’elastico superiore con i due lembi che penzolavano a mò di Tarzan. Affondò la sua mano possente e prese in mano le mie palle oramai prive di protezione che con le gambe cosi aperte e gli slip tagliati rimanevano oscenamente in vista; le strinse nella sua mano, stavo per urlare di nuovo ma lui mi fece cenno di stare zitto, soffocai il grido in gola, poi sentii l’altra mano che scendere piano lungo la mia pancia fino ad accarezzare il ciuffo di peli sul pube, sentivo il piacere farsi di nuovo strada dentro di me e il mio cazzo reagiva riprendendo vigore. Lui allora continuò la sua discesa fino a cingere con la mano la mia asta e comincio una lieve sega con una mano mentre con l’altra teneva sempre stretto le mie palle. Questo contrasto tra dolore e piacere non faceva altro che accrescere la mia libido lui dovette accorgersene perché aumentò la frequenza delle menate, il piacere cresceva in me di pari passo sembrava che gia dovessi venire e che tutto dovesse finire lì, inarcai il bacino facendo forza sulle gambe, sempre con le mani legate; stavo per venire ma, proprio un attimo prima che esplodessi, si fermò stringendomi con forza la mia cappella. allora caddi di nuovo sul materassino ansimante lui mi guardò con un sorriso beffardo “povero pivello pensavi davvero che tutto sarebbe finito adesso? sappi che ti aspetta un lungo periodo di torture e di piacere siamo solo all’antipasto il dolce finale deve ancora aspettare“. Non sapere se essere contento o irrequieto comunque non avevo scelta ero suo prigioniero e dovevo sottostare ai suoi voleri. Mi fece alzare con rudezza prendendomi dalle ascelle i due lembi degli slip pendevano ancora dal mio corpo e coprivano a malapena il mio culo e il mio cazzo in erezione, lui mi spinse davanti a se, alzò il lembo posteriore degli slip e scopri il mio culo ammirandolo “Hummm che bel culo sodo che hai, scommetto che te lo hanno detto in parecchi“; cosi dicendo comincio ad accarezzarmi le natiche fino a scendere nel solco tra di esse poi con un dito si appoggiò al mio buco fino ad allora inviolato poi sentìì anche l’altra mano tra le mie natiche che allargavano le chiappe fino a scoprire il buco nel mezzo sentii il dito che prime era solo poggiato farsi strada cercando di penetrare all’interno del mio corpo da quella stretta apertura prima pian piano in modo che rilassassi i muscoli dell’orofizio poi con un colpo deciso penetrò all’interno violandomi per la prima volta. Sentendo il dito del mio carceriere entrare in me trasalìì inarcando la schiena cercando di sottrarmi a quella violenza ma subito venni cinto dal suo braccio che da dietro riprese in mano il mio cazzo riprendendo la sega interrotta prima. Ora ero preso nel mezzo penetrato con il suo dito nel culo mentre il mio cazzo veniva masturbato e il piacere diventava sempre più forte stavo perdendo il controllo del mio corpo e mi accorsi con sorpresa che ora muovevo il mio culo un cerca di quel dito che mi violava perche era da li che il mio godimento era maggiore. Lui dovette capirlo perché iniziò a penetrarmi più forte e mi sussurrò nell' orecchio “bravo il mio porcellino vedo che la tua vera natura sta iniziando a venir fuori, bene e la conferma che volevo ora ti ho in pugno dopo stasera sarai un’altra persona e conoscerai il tuo vero io“.
Cosa voleva dire? e cosa mi aspettava ancora?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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